Tecnica fotografica: la palpebra della nostra macchina fotografica, l’otturatore


Come ho già avuto occasione di dire nel primo articolo, l’otturatore è quella parte della macchina fotografica che aprendosi e chiudendosi permette o nega l’arrivo della luce al sensore o alla pellicola. Ovviamente anche lui ha un suo sistema di misura che può variare da secondi a millesimi di secondo.

In questo caso per fortuna non ci sono influenze e intersezioni con altri parametri della macchina, non all’apparenza almeno! Il tempo di otturazione è sicuramente collegato ai diaframmi nel senso che possono esistere più coppie di tempo e diaframma che permettono l’arrivo della stessa quantità di luce al sensore o alla pellicola in base alla sensibilità ISO impostata ma la loro correlazione non va oltre a questo.

Vi faccio alcuni esempi di coppie tempo / diaframma che sono equivalenti e permettono il passaggio della medesima quantità di luce:

  • ISO 100 – diaframma f2.8 – tempo 1/1000 di secondo.
  • ISO 200 – diaframma f2.8 – tempo 1/2000 di secondo.
  • ISO 400 – diaframma f2.8 – tempo 1/4000 di secondo.
  • ISO 100 – diaframma f2.8 – tempo 1/1000 di secondo.
  • ISO 100 – diaframma f4 – tempo 1/500 di secondo.
  • ISO 100 – diaframma f5.6 – tempo 1/250 di secondo.

Anche in questo caso non si fanno questi calcoli per ogni singola fotografia scattata, anzi esistono sistemi e modalità di lavoro che permettono il raggiungimento di risultati corretti senza nemmeno pensare in modo ‘cosciente’ a questi parametri. 

Questo però non toglie che dobbiamo conoscerli ed interiorizzarli per riuscire ad affrontare le diverse situazioni in cui potremmo trovarci mentre vogliamo scattare una fotografia. A maggior ragione occorre interiorizzarli se vogliamo creare una fotografia ragionata e con uno scopo ben preciso, questo perché tutti questi fattori si influenzano a vicenda e sapendoli utilizzare a nostro favore ci permetteranno di ottenere risultati estetici davvero notevoli.

Detto questo le stesse Reflex hanno sempre avuto al loro interno sistemi che potessero aiutare il fotografo a velocizzare le proprie scelte; questa è forse la maggior differenza fra analogico e digitale. 

L’analogico, infatti, tendeva a prevedere di più queste necessità basilari e metteva a disposizione strumenti adatti e facili da consultare; cosa che con il digitale è andata persa perché queste incombenze sono state lasciate agli algoritmi o all’intelligenza artificiale che, sicuramente, producono ottimi risultati (anche se non sono in grado di affrontare tutte le situazioni e le loro variabili) ma tendono a togliere il controllo al fotografo e forse anche a sminuirne un po’ il ruolo. 

Con questo articolo vi ho fornito le tecniche di base per poter iniziare ad applicarle e permettervi di raggiungere i risultati desiderati, sempre al netto del mezzo a vostra disposizione; è chiaro che se non è possibile controllare questi parametri e non si hanno a disposizione ottiche ‘vere’ alcune cose non saranno mai fattibili se non affidandosi al caso.

Nel prossimo articolo vi parlerò del triangolo dell’esposizione e poi inizieremo a giocare un poco con tutti questi parametri ed inizieremo a divertirci producendo immagini, prometto!

Alla prossima puntata!

Luca


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