Ansel Adams, uno dei padri fondatori del bianco e nero contemporaneo


«Tu non fai una fotografia solo con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito e le persone che hai amato.»

Ansel Adams non è stato solamente uno dei grandi della fotografia ma è stato uno dei padri fondatori della fotografia di paesaggio in bianco e nero. Nasce a San Francisco nel 1902 da una famiglia benestante, il giorno della sua nascita – il 20 febbraio – ci fu un terremoto che scosse l’intera città ed in quella occasione cadde a terra rompendosi il naso con conseguenze che caratterizzeranno il suo volto per tutta la vita.

Nonostante le possibilità economiche della famiglia che gli permisero di studiare in scuole pubbliche e private non fu mai un grande studente. Amava molto di più le escursioni all’aria aperta che i banchi di scuola. All’età di 12 anni iniziò a suonare il pianoforte intenzionato ad intraprendere la carriera di pianista, studi che si interruppero due anni più tardi quando si trovò, quasi per caso, a scattare le prime fotografie dello Yosemite National Park, in quel momento esplose in lui quella passione per la fotografia che lo avrebbe portato ad essere uno dei più grandi fotografi del ‘900.

Già all’età di 17 anni entrò a far parte del ‘Sierra Club’, un gruppo dedicato a preservare le meraviglie del mondo naturale e nel 1928 diventò fotografo ufficiale delle gite annuali organizzate dal club. Gite che potevano anche contare gruppi di 200 persone e durare un mese. Nel ’34 divenne anche membro del consiglio di amministrazione del ‘Sierra Club’, ruolo che manterrà per ben 37 anni.

Ansel Adams è stato una personalità eclettica, straordinario fotografo, ambientalista ante litteram, ottimo alpinista e autore di numerosi libri di fotografia e tecnica fotografica.

Dalla metà degli anni ’20 iniziò a sperimentare dapprima le tecniche fotografiche ‘pittorialiste’ – corrente fotografica in voga all’epoca – per poi abbandonarle ed arrivare ad una tecnica del tutto personale, basata sulla fotografia pura e diretta di Stieglits, in cui nitidezza ed enorme profondità di campo la facevano da padrone costituendone il tratto distintivo. 

Adams fu anche il fondatore del gruppo f/64 assieme a John Paul Edwards, Imogen Cunningham, Preston Holder, Consuelo Kanaga, Alma Lavenson, Sonya Noskowiak, Henry Swift, Willard Van Dyke, ed Edward Weston.

Il nome del gruppo ‘f/64’ deriva dall’apertura minima del diaframma di un apparecchio fotografico che consentiva di avere la massima profondità di campo e l’assoluta nitidezza. Ovviamente un apertura simile richiede lunghi tempi di esposizione, quindi perfette per soggetti immobili come il paesaggio.

Nel 1932, durante una mostra al M.H. De Young Memorial Museum di San Francisco, i componenti del Gruppo f/64 pubblicano il loro manifesto artistico: l’obiettivo, dichiarano, è una fotografia pura, dove per «pura» si intende «possessing no qualities of technique, composition or idea, derivative of any other art form» (in possesso di nessun tipo di tecnica, composizione o idea derivante da altra forma d’arte). In parole povere, questo gruppo si dichiara indipendente dalla pittura e dalla scultura, prendendo le distanze dal pittorialismo, un movimento sviluppatosi negli ultimi decenni del XIX secolo che, volendo elevare la fotografia al rango delle altre arti figurative, ne imitava le sembianze con diverse modalità, come ad esempio l’uso di obiettivi soft-focus per ridurre i contrasti e quindi conferire all’immagine maggiore morbidezza.

L’esperienza di questo movimento innovativo, comunque, si esaurisce nel 1935 anche se, nonostante lo scioglimento del gruppo, molti artisti continuarono a scattare e diventarono fra i più influenti della storia della fotografia.

”… visualizzare un’immagine consiste nell’immaginarla, ancor prima dell’esposizione, come una proiezione continua, dalla composizione dell’immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere considerata più esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un dogma. Ciò significa che il fotografo ha la totale libertà di espressione, e non è in nessun modo limitato…” 

Ansel Adams fu anche ideatore del ‘sistema zonale’, spesso scambiato per una tecnica di stampa in realtà questo sistema consiste nel calcolare l’esposizione ritenuta significativa all’interno dell’inquadratura già al momento dello scatto e poi lavorare in camera oscura – sulla base di una scala di toni da 0 a 10 – per restituire la massima scala tonale dell’immagine rendendola capace di comprendere sia i dettagli in ombra sia quelli presenti nelle alte luci.

Questa tecnica viene studiata ancora oggi e sebbene sia stata ideata per l’utilizzo con banchi ottici e pellicole in bianco e nero può essere utilizzata con successo anche nella fotografia a colori e digitale.

Adams non si è solamente occupato di fotografia paesaggistica, basti pensare alla raccolta “Born Free and Equal: Photographs of the Loyal Japanese-Americans at Manzanar Relocation Center, Inyo County, California”. Qui, al fotografo venne concesso di visitare il Manzanar War Relocation Center, un luogo in cui vennero internati tutti i nippo-americani durante l’attacco bellico di Pearl Harbour. Ansel Adams ebbe molto a cuore l’argomento, documentando le condizioni di vita apparentemente serene dei nippo-americani. Le foto vennero poi esposte al MoMa di New York suscitando molte polemiche a causa della Seconda Guerra Mondiale in corso e del grosso risentimento che sentivano gli americani nei confronti dei loro connazionali di origine giapponese. Ansel Adams in realtà voleva semplicemente rappresentare l’orgoglio e la lealtà di questo popolo che si è adattato ad un internamento ingiusto senza perdere la propria speranza. Un punto di vista sicuramente ottimista che contrasta fortemente con quello di Dorothea Lange, fotografa che documentò le stesse condizioni qualche anno prima, quando le strutture di internamento erano ancora disagiate.

Nessuno dei due fotografi ha mentito ma si può interpretare la cosa semplicemente come due anime che hanno visto e sentito due situazioni opposte, complice la scarsa organizzazione dei primi tempi a cui aveva assistito Dorothea Lange. 

Nelle foto di Ansel Adams si vedono spesso bambini, donne, attività quotidiane, proprio per sottolineare questa ricerca di una banale ordinarietà, perno centrale di una vita normale.

Un altro punto importante dell’Adams-pensiero è la convinzione che ogni fotografia è il riflesso del proprio autore. Più egli studierà, scatterà fotografie, leggerà libri, guarderà film e ascolterà musica, più crescerà in quanto essere umano e il risultato farà la differenza. Nessun altro potrà ottenere la stessa fotografia perché avrà un retaggio talmente diverso e una personale gestione dello scatto. In un clima di fotocopie è sostanziale allontanarsi dalla banalità e immettere un po’ d’anima nel proprio lavoro, Ansel Adams lo faceva e si percepisce in ogni sua opera.

L’ultima lezione di Adams è nella consapevolezza della fotografia: l’analogico poneva un limite ben preciso rispetto al digitale e, infatti, i fotografi di ultima generazione tendono a scattare moltissimo. L’eccesso non è mai buona cosa e Ansel Adams vedeva la fotografia digitale come un suicidio per la propria Ansel creatività. Il suo insegnamento invita quindi al pensiero, all’osservazione prolungata di ogni minima parte della propria scena, nella conseguente visualizzazione dello scatto e, solo in ultimo, nello scatto vero e proprio.

Di Ansel Adams si potrebbero dire ancora moltissime cose, è stato un intellettuale della fotografia con la creatività necessaria per scattare immagini memorabili e la precisione tecnica per realizzarle. Ma vorrei concludere questo articolo – assolutamente incompleto – dicendo che Adams è ancora oggi un simbolo del West americano, un eroe popolare ambientalista, che sia in vita, sia in seguito, ha ricevuto numerosissimi premi e riconoscimenti tra cui: tre borse di studio della fondazione Guggenheim; due lauree ad honorem; l’elezione nel 1966 come membro dell’ “American Academy of Arts and Sciences»; inoltre nel 1980 il presidente Jimmy Carter lo insignì della più alta onorificenza civile del suo paese, la “Presidential Medal of Freedom» e nel 1985 venne perfino dato il suo nome ad un monte nella Sierra Nevada in California.

Alla prossima puntata!

Luca


Consigli per gli acquisti: vi propongo alcuni libri davvero belli di Ansel Adams, prima di tutto una trilogia fondamentale per la comprensione del suo lavoro e poi la sua autobiografia. Direi che questi quattro libri siano oltre che interessanti anche pezzi da collezionare.

  • Un libro che non è solamente per gli amanti della pellicola: IL NEGATIVO
  • Il secondo della trilogia, un altra pietra miliare: LA FOTOCAMERA
  • Un libro fondamentale per la comprensione del suo lavoro: LA STAMPA
  • In ultimo ma non ultimo, l’immancabile autobiografia: L’AUTOBIOGRAFIA
  • Ed infine vi propongo una carrellata sull’immenso lavoro di ANSEL ADAMS

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